Monthly Archives: Maggio 2018

Mutui, è arrivato il momento della surroga della surroga. In questa fase in cui le compravendite immobiliari non sono effervescenti e che anche le surroghe stanno crescendo meno che in passato, le banche stanno difatti spalancando le porte anche ai surrogatori seriali , ovvero a coloro che hanno già effettuato in passato una (o due surroghe) ma che, non paghi nel giusto percorso di adeguare il proprio mutuo alle mutevoli condizioni di mercato sul fronte tassi, ci provano ancora.

Cosa sta spingendo gli istituti di credito ad erogare capitali a una categoria non certo affidabile (per i loro bilanci) quale appunto quella del surrogatore seriale (per definizione sempre pronto a spostarsi, attraverso la surroga del mutuo, presso un’altra banca che offre condizioni migliori)? Principalmente perché i tassi attuali sono ai minimi storici, quindi chi surroga ora difficilmente in futuro troverà condizioni migliori in giro perché a settembre termina il piano di espansione monetaria della Bce (quantitative easing) e ragionevolmente, anche sull’onda dell’attuale crescita economica, i tassi dovrebbero, seppur lentamente, salire.

Quindi le banche che concedono ora mutui di surroga (e che tecnicamente strappano un mutuatario da un’altra banca) difficilmente in futuro subiranno un processo analogo da parte di un’altra banca. Perché siamo all’ultimo miglio dei tassi ultra-bassi. Le previsioni indicano in sostanza che i tassi nei prossimi anni non saranno certo più bassi di quelli attuali, ma con ogni probabilità un po’ più alti.

«Dopo un 2017 caratterizzato da una sostanziale stabilità degli spread di offerta sui mutui – attorno all’1% per i mutui a tasso variabile e oscillanti fra lo 0,4% e 0,6% per i mutui a tasso fisso – il 2018 si è aperto con un nuovo taglio agli spread sui mutui da parte del sistema bancario – spiega Stefano Rossini, ad di MutuiSupermarket.it -. A maggio 2018, i migliori mutui a tasso variabile offrono infatti uno spread attorno allo 0,7% e i migliori mutui a tasso fisso uno spread di poco superiore allo 0. I ricarichi delle banche sono dunque arrivati a livelli di minimo storico. Questa situazione quantomai peculiare, con indici Euribor negativi e spread sui mutui a tasso fisso praticamente azzerati , permette a un parco mutuatari esistenti molto ampio di poter riaprire il tema della surroga, prima o seconda o addirittura terza che essa sia».

La surroga così diventa un’operazione praticabile (e conveniente) anche per chi ha già utilizzato questo bonus molto recentemente, nel 2016 o perfino nel 2017. Perché le banche sembra si siano date un’unica regola: che siano passati almeno 6 mesi (per alcune banche anche 12) dalla stipula del precedente mutuo di surroga.

Fino a quando risulterà profittevole per un mutuatario percorrere quest’ultimo miglio della surroga? «La finestra temporale di convenienza avrà verosimilmente una durata limitata, da un minimo di 6 ad un massimo di 12 mesi – conclude Rossini -. Tutti i mutuatari che vogliono quindi ottimizzare fino all’ultimo euro la propria situazione finanziaria odierna, riducendo al massimo il peso della propria rata mensile, hanno tempi abbastanza ridotti per valutare una nuova surroga».

«Per facilitare la quantificazione di un possibile risparmio ottenibile da una nuova surroga (prima, seconda o terza che sia) ai tassi correnti di maggio 2018, riportiamo una simulazione di risparmio ottenibile, in termini di riduzione rata e riduzione interessi totali da corrispondere alla banca erogante, per un mutuo iniziale di 120mila euro e durata 25 anni (valore immobile 180mila ), sia nel caso di mutuo a tasso fisso che a tasso variabile, stipulato negli anni che vanno dal 2012 al 2017».

Le simulazioni considerano sempre una surroga verso la stessa tipologia di tasso, quindi da un mutuo a tasso variabile a nuovo mutuo a tasso variabile e da mutuo a tasso fisso a nuovo mutuo a tasso fisso (ma nulla vieta di effettuare surroghe a tassi incrociati, quindi da fisso a variabile o viceversa).

Per il tasso storico di stipula di ciascun anno, sono state utilizzate le medie annuali dei migliori tassi per mutui a tasso fisso e mutui a tasso variabile rilevate sul sito MutuiSupermarket.it.

In sintesi: considerando il capitale residuo e la durata residua ad maggio 2018 del mutuo inizialmente stipulato, il risparmio in interessi ottenibile da una nuova surroga alla data odierna, per un mutuo a tasso fisso, varia da un minimo di euro 8.709 (per chi ha sottoscritto il mutuo precedente nel 2017) ad un massimo di euro 68.024 (per chi ha sottoscritto il mutuo precedente nel 2012), mentre per un mutuo a tasso variabille, varia da un minimo di euro 5.140 (per chi ha sottoscritto il mutuo precedente nel 2017) ad un massimo di euro 23.693 (per chi ha sottoscritto il mutuo precedente nel 2012).

Articolo di di Vito Lops pubblicato da “Il Sole 24 ORE” il 21 maggio 2018

Non è detto che l’erede, che tale è per legge, abbia sempre diritto a una quota del patrimonio del defunto. Ecco quando si perde il diritto all’eredità.

Ci sono persone che si tengono in casa un parente o lo assistono fino alla fine dei suoi giorni solo perché preoccupati del suo testamento e di quanto potranno partecipare alla successiva divisione dell’eredità. Può sembrare un’affermazione forte ed eccessiva, eppure è proprio così. Le pareti degli studi legali conoscono i segreti più intimi delle persone e sanno quanto spesso, nelle famiglie, figli e nipoti si preoccupino più di come i propri genitori, zii e nonni spendono il denaro che non di quanto sono effettivamente felici. Tant’è che spesso si chiede all’avvocato, con preoccupazione, quando si perde l’eredità? Forti del fatto che non si può diseredare il coniuge, i figli, i nipoti e i genitori se non in casi eccezionali, alcune persone si comportano in modo disonesto anche davanti alla morte, tentando di falsificare, modificare o nascondere i testamenti. Sono svariate le situazioni in cui anche l’erede legittimo può perdere la propria quota di eredità e non si tratta solo di ipotesi dipendenti da comportamenti illeciti. Ad esempio si può non aver diritto a nulla quando il defunto, nel corso della propria vita, ha già elargito all’erede sostegni economici o altre forme di donazioni. Ma procediamo con ordine e vediamo quando si perde l’eredità.

Perde l’eredità chi nasconde il testamento

Ci sono diverse ipotesi in cui si perde l’eredità. Il caso più ricorrente è quello di chi nasconde il testamento del defunto che per lui è svantaggioso. Perché mai bisognerebbe nascondere il testamento altrui? I motivi possono essere svariati. Immaginiamo, ad esempio, che una persona faccia un testamento e, in esso, destini la casa in montagna al figlio Giovanni mentre all’altro figlio, Giuseppe, riservi un appezzamento di terra di valore più modesto. Poco prima di morire, però, riscrive il testamento e inverte i beni, assegnando a Giovanni l’immobile meno pregiato e a Giuseppe quello più costoso. In questo caso la legge stabilisce che il testamento successivo revoca quello precedente. Se però Giovanni riesce a far “sparire” il secondo testamento senza che gli altri eredi se ne accorgano, egli succederà sulla base del primo atto e quindi otterrà la casa in montagna. Quindi una prima ipotesi in cui si può essere tentati di nascondere un testamento è per far applicare quello precedente. Un secondo caso si potrebbe verificare quando la successione legale – quella cioè che deriva dall’applicazione delle norme del codice civile in assenza di testamento – è più conveniente rispetto alle disposizioni testamentarie. Immaginiamo, ad esempio, che una persona vedova e con due figli faccia testamento e lasci la quota indisponibile agli eredi legittimari (appunto i due figli) e la quota disponibile a un’associazione di beneficienza. Se uno dei due fratelli (o entrambi) strappasse il testamento, si avrebbe che tutti i beni del defunto passerebbero ai figli e nulla andrebbe all’associazione. In tutti questi casi, se si scopre che una persona ha nascosto il testamento di un’altra, questa perde il diritto ad essere erede e, quindi, perde l’eredità.

Perde l’eredità chi falsifica un testamento

Una seconda ipotesi in cui si perde l’eredità è quando si tenta di falsificare un testamento già scritto. Si pensi al caso di chi corregga a penna un nome o metta uno zero in più sull’indicazione di una somma di denaro. Anche in questa ipotesi, come in quella precedente, la legge prevede la dichiarazione di «indegnità a succedere» che, tradotto in parole povere, significa «perdita del diritto di diventare erede». Viene equiparato a chi falsifica un testamento chi, pur non avendo compiuto la falsificazione, pubblica consapevolmente un testamento che sa già essere falso solo perché gli conviene. Secondo però la Cassazione [1], non perde l’eredità chi falsifica un testamento se riesce a dimostrare che il contenuto delle disposizioni corrispondeva alla volontà del defunto e che questi aveva consentito alla compilazione del testamento da parte di lui nell’eventualità che egli non fosse riuscito a farlo.

Perde l’eredità chi costringe a fare un testamento

Altra ipotesi in cui si perde l’eredità è quando si induce in malafede o con violenza il testatore a fare il testamento in proprio favore o gli si impedisce di modificarlo a proprio svantaggio. Ad esempio, si pensi a una persona che faccia credere al padre moribondo di aspettare un figlio e che, pertanto, se sarà nominato suo erede, lascerà a sua volta il patrimonio al nipote. Un’altra ipotesi è quella di chi ricatta il testatore: «Se non mi lasci una parte della casa, ti giuro che alla tua morte, faccio scoppiare una guerra e farò causa a tutti quanti».

Perde l’eredità il genitore che ha perso la potestà genitoriale

Se – contrariamente all’ordine di natura – il figlio muore prima del genitore, quest’ultimo perde l’eredità se un giudice gli aveva revocato in precedenza la potestà genitoriale. Ciò succede quando il padre o la madre si macchiano di comportamenti particolarmente gravi nei confronti dei figli come nel caso di violenze fisiche o psicologiche.

Perde l’eredità chi commette gravi reati contro il testatore o i suoi familiari

La legge prevede l’indegnità a succedere anche di chi si macchia di reati particolarmente gravi nei confronti del testatore o dei suoi familiari. In particolare è ritenuto indegno chi:

  1. ha ucciso o tentato di uccidere il testatore o il suo coniuge, i figli, i nipoti o i genitori;
  2. ha commesso, contro tali persone, un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio;
  3. ha denunziato una di tali persone – pur conoscendone perfettamente l’innocenza – per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni. La calunnia deve essere stata accertata da un giudice.

 

Perde l’eredità chi ha ricevuto molte donazioni

Nel momento in cui si divide l’eredità, l’erede che ritiene di aver ricevuto di meno rispetto agli altri rispetto al “minimo” che la legge gli riconosce (cosiddetta «quota di legittima») può chiedere che vengano rifatti “tutti i conteggi” tra gli eredi, tenendo conto delle donazioni che ciascuno di questi ha ricevuto dal defunto quando ancora era in vita. Per cui, se una persona ottiene dal padre dei sostegni economici, una somma per il matrimonio o per l’acquisto della casa, o la stessa casa non può poi rivendicare nulla con la divisione dell’eredità se questa è appena sufficiente a garantire agli altri eredi le rispettive quote di legittima. Non si considera però in questo calcolo l’eventuale comodato di un immobile: se il genitore presta a uno dei figli l’uso di un appartamento, questo vantaggio non va calcolato ai fini dell’anticipo della quota di legittima.


Articolo pubblicato da “Virgilio” il 6 maggio 2018